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Un avanzo di oltre 31,1 milioni di euro: questo il principale positivo risultato economico che l’EPPI – Ente di Previdenza dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati – eredita dalla gestione dell’esercizio dell’anno precedente. 

Un risultato che non fa che confermare come le scelte messe in campo dagli organi dell’Ente in questi vent’anni abbiano ormai tracciato un percorso di consolidamento e crescita del sistema EPPI, di cui gli iscritti stanno già beneficiando. Sia in termini di servizi di welfare oggi disponibili, che di adeguatezza dei futuri assegni pensionistici. 

Il documento di bilancio, proposto dal Consiglio di Amministrazione a fine marzo scorso e approvato dal Consiglio di Indirizzo Generale il 30 aprile, registra un altro significativo dato: quello relativo agli investimenti e alla loro redditività. Nel 2018 la Cassa dei Periti Industriali ha raggiunto un patrimonio di oltre 1,3 miliardi di euro (il 6% in più rispetto al 2017), raggiungendo una positiva redditività pari al 2,49% al lordo delle imposte. Tali risultati sono ancor più apprezzabili se si considera che l’Ente non si è avvalso della possibilità di svalutare i titoli che al 31 dicembre registravano un valore di mercato inferiore al valore d’acquisto (facoltà prevista dalla norma transitoria n° 136/2018 del 17 dicembre 2018). Nonostante la continua incertezza dei mercati quindi, soprattutto nell’ultimo trimestre 2018, l’Ente è riuscito, con prudenza e attenzione, a garantire plusvalenze che andranno sempre a beneficio della sostenibilità e adeguatezza delle prestazioni e dei servizi per gli iscritti. D'altronde, per un Ente di previdenza giovane con l’EPPI (così come per tutte le c.d. Casse del 103), gli investimenti, se gestiti con oculatezza e ponderatezza, rappresentano in questo senso una delle leve più importanti.

Passando ai dati relativi alla platea degli iscritti (i cui redditi dichiarati, così come il volume d’affari, vedono in valore medio un ulteriore aumento rispetto al 2017), i periti industriali in attività sono 13.702. Altro dato che li riguarda è il contributo soggettivo versato, che nel corso del 2018 ha fatto un balzo in avanti dell’8% rispetto all’anno precedente. Crescita questa anche da imputare alla c.d. “riforma EPPI”: introdotta nel 2012, ha aumentato dell’1% di anno in anno la quota di soggettivo da versare all’Ente, che si assesta oggi al 18%. Una misura che fu all’epoca impopolare, ma di cui già oggi si possono rilevare i positivi effetti. Gli iscritti in pensione, invece, al 31 dicembre 2018 sono complessivamente 4.432.

Infine, sul fronte assistenziale e del welfare, i servizi, i benefici, le tutele e i vari sostegni messi a disposizione degli iscritti e dei loro famigliari, valgono per il 2018 2,8 milioni di euro (il 9% in più rispetto al 2017). Segno che l’offerta concretizzata incontra sempre più i reali bisogni degli iscritti. 

“Siamo ora in una fase di rilancio – ha commentato il Presidente Valerio Bignami –; il percorso fin qui svolto è stato attentamente analizzato e interpretato, affinchè le prossime fasi e progettualità siano sempre più aderenti al contesto in cui operiamo ed in sintonia con le esigenze dei nostri colleghi professionisti. In generale, sarà dirimente comprendere, studiare ed implementare in maniera giusta ed equilibrata le diverse ‘anime’ che muovono la mission della nostra Cassa: dal garantire la previdenza facendo anche assistenza, al ricercare un costruttivo dialogo con lo Stato e le pubbliche amministrazioni sostenendo i nostri professionisti iscritti nei diversi ambiti della vita lavorativa e personale”.

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