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Cresciamo in autonomia

Dal varo del decreto legislativo 103/96 sono passati vent’anni. Anni importanti nei quali abbiamo sperimentato per primi il sistema di calcolo contributivo, divenuto un punto di riferimento per il legislatore e per gli altri Enti di previdenza.

Abbiamo in questi vent’anni dato forma a un modello previdenziale e gestionale che ha riformato la contribuzione e il sistema di calcolo delle pensioni, allargando l’assistenza a forme di tutela generale degli iscritti.

Abbiamo adottato provvedimenti per assicurare pensioni più adeguate e abbiamo con forza sostenuto il nostro diritto a utilizzare le risorse in favore degli iscritti. E questo è lo stesso impegno che vogliamo continuare a mantenere anche in futuro per assicurare la serenità dei nostri iscritti.

 

Difendiamo il valore della previdenza privata

La privatizzazione della gestione di un’importante funzione pubblica, riconosciuta dalla Costituzione, ha rappresentato un valore per gli Enti a capitalizzazione che hanno sperimentato per primi in questi venti anni il sistema di calcolo delle pensioni con il metodo contributivo. In questo periodo l’Eppi ha rappresentato, in modo incontrovertibile, un punto di riferimento, per gli altri Enti a ripartizione, ovvero per il legislatore, in relazione all'individuazione dei fattori di debolezza e di forza del sistema previdenziale contributivo.

La previdenza è stata oggetto di riforme che hanno visto manovrare le leve contributive e le leve del calcolo delle prestazioni, mentre l'assistenza ha visto il suo mutamento dall'assistenzialismo a forme di tutela generale degli iscritti con un approccio di analisi, individuazione e pianificazione degli strumenti ed interventi, diretti e non, utili alla soddisfazione dei loro bisogni.

L'autonomia, pertanto, ha a sua volta creato valore per gli iscritti e per il sistema Paese, nella realizzazione di correttivi alla normativa di base (quali, ad esempio, la rivalutazione dei montanti ad un tasso superiore a quello previsto dalla legge 335/95), che avrebbero dovuto essere intrapresi per legge dal legislatore e che, invece, sono stati autonomamente e responsabilmente individuati per tempo dall’Eppi. 

Tale valore deve essere preservato e coltivato, proprio in virtù dei risultati sino ad oggi apprezzabili e, per questo motivo, è necessario avviare una revisione normativa che individui i contesti generali e le tutele del sistema, ma sappia, altresì, essere flessibile e pronta a rispondere alle esigenze in modo da fornire, soprattutto in questo particolare momento, risposte certe in tempi certi. 

 

Lavoriamo per l'adeguatezza delle pensioni

Nel tempo sono stati adottati singoli provvedimenti, sia dal lato della contribuzione sia da quello delle prestazioni pensionistiche, ciascuno rivolto al miglioramento dell'adeguatezza. È stato uno sforzo importante sostenuto dagli iscritti e dall’Ente che ha adottato misure – approvate e in corso di approvazione da parte dei Ministeri Vigilanti – come la destinazione del contributo integrativo ai montanti previdenziali e la maggiore rivalutazione degli stessi al di là della mera media quinquennale del PIL.

 

Costruiamo il welfare dei periti industriali

L’Ente ha saputo interpretare, nel tempo, i bisogni degli iscritti, individuando forme e modalità dirette ed indirette funzionali al loro soddisfacimento. Non solo contributi economici, ma anche servizi, coperture sanitarie e sostegno alla professione. Questo spesso non è sufficiente, poiché l'avversa congiuntura economica pone la questione della necessaria individuazione di un ulteriore impegno progettuale, normativo ed economico, che sostenga e favorisca il lavoro. È convinzione comune che il miglioramento del proprio futuro pensionistico dipende dalla capacità di accumulare le necessarie risorse economiche (i contributi, appunto), ma meno scontata è la consapevolezza che ciò si realizzerà prevalentemente con il lavoro e con i relativi frutti. In tale contesto economico occorre contribuire a creare le condizioni dirette a fornire linfa vitale al lavoro, tramite interventi a favore degli iscritti e del Paese. Tutto ciò deve però essere, necessariamente, sostenuto dal Legislatore che, nel rispetto dei principi di sostenibilità, deve agevolare una regolamentazione flessibile che sappia tradurre in azione amministrativa gli strumenti utili allo scopo. La flessibilità è necessaria poiché sinonimo di responsabilità politica nel saper modulare gli interventi di welfare adattandoli alle esigenze che si manifestano tempo per tempo.

 

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